La storia del teatro dalle origini ai giorni nostri.

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L'uomo ha sempre avvertito il bisogno di socializzare e riunirsi in gruppi, non solo per motivi di sopravvivenza, ma anche allo scopo di celebrare il rito, il mito e la caccia, che sono stati individuati dagli antropologi teatrali quali luoghi di origine del teatro.

La storia del teatro in Europa si sviluppa ad Atene in Grecia, ben cinque secoli prima della nascita di Cristo, con quelle forme d'arte che oggi conosciamo come "tragedia greca" che ebbe origine dal Ditirambo, un rito in onore del dio Dionisio caratterizzato da musica, canto e danza. Gli attori, nell'eseguirlo, indossavano per lo più pelli di capra, ottenendo come premio per la migliore interpretazione un capretto. Nella tragedia gli eventi riguardavano personaggi illustri e/o mitologici e avevano come finale una catastrofe. Gli argomenti portati in scena erano i più disparati e, in genere, il loro fine era il rispetto delle istituzioni, del destino e della religione. Gli attori erano tre e usavano maschere, dovendo interpretare più personaggi.

Anche la commedia trae origine da un rito in onore di Dionisio, ma in essa il canto aveva una caratteristica legata alla satira. Questa forma di recitazione si sviluppa da attori che provengono dal popolo e che avevano bisogno di parlare alla gente comune, come pura risposta ad un potere dominante, quello degli aristocratici, dei regnanti e della Chiesa. aprendo i loro palcoscenici nella piazza, nei mercati, nelle strade dove si poteva radunare una comunità di persone, per i più disparati motivi. I greci erano un pubblico molto appassionato; arrivavano a teatro all'alba per assistere alle rappresentazioni che si svolgevano durante l'intera giornata.

La tragedia greca raggiunse il suo massimo splendore con le opere di tre autori più famosi: Eschilio, Sofocle ed Euripide, mentre il più elevato esponente della commedia greca fu Aristofane, la cui caratteristica era quella di fare satira su vari governanti ateniesi.

Il Teatro nell'antica Roma

Nell'antica Roma il teatro non raggiunge mai quei livelli artistici e culturali presenti in quello greco. Per i romani il teatro rappresentava per lo più un luogo di ritrovo dove divertirsi, sfoggiando il proprio status sociale. La tragedia e la commedia non riscossero particolare apprezzamento e successo, tant'è che furono presto sostituite da alcune scenette comiche, da mimi e da esercizi acrobatici.

A seguito della caduta dell'impero romano, il teatro conobbe un periodo triste e oscuro; la Chiesa, considerando gli spettacoli dei mimi e degli acrobati osceni e indecorosi, scomunicò questi e gli attori classici, escludendoli dalla comunità cristiana privandoli dei sacramenti. Ma il bisogno di recitare, favorì la comparsa di una particolare forma di espressione drammatica all'interno della Chiesa, durante la funzione religiosa.

Il Teatro nel Medioevo

Nel Medioevo il dramma si esprimeva nelle rappresentazioni religiose di episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, non tralasciando spettacoli comici e di saltimbanchi, di piazza e di corte. L'attore protagonista era il giullare che si esibiva in pubblico, non essendo ancora presenti gli edifici teatrali. A causa della sua comicità, ironia e sarcasmo, ma anche del fatto che trasformava il proprio corpo fingendo e non avendo fissa dimora, questa figura era costantemente criticata e presa di mira dalla Chiesa.

All'opposto della tradizione teatrale del giullare, vi era quella del dramma liturgico, dove veniva trattato un soggetto sacro in forma canora, composto in versi latini, collocato in edifici preposti al culto, all'interno di una funzione liturgica o di un rito sacro vissuto dagli spettatori come vero e autentico. Nel basso Medioevo si impose anche la sacra rappresentazione, che si svolgeva in luoghi pubblici o all'aperto, dove gli spettatori assistevano a qualcosa che veniva recitato da altri.

Il Teatro Moderno

Il Rinascimento, che segnò il passaggio dal mondo medioevale all'età moderna, introdusse nuovi concetti nel teatro. Accanto alle commedie più colte ed erudite, incominciò a svilupparsi il teatro di strada, che tanto appassionava e divertiva la gente, non avendo un copione scritto. Verso il XVII secolo, l'epoca della Commedia dell'Arte scomparve, ma a dare lustro e risalto ai personaggi più illustri come Arlecchino, Colombina e Ballanzone, ci pensò il commediografo, scrittore, librettista e avvocato italiano Carlo Goldoni, considerato uno dei padri della commedia moderna che deve parte della sua fama anche alle opere in lingua veneta. Nel Seicento si svilupparono due filoni in Europa: quello legato al mondo classico dove gli autori principali erano Pierre Corneille e Jean Racine e quello legato all'approfondimento di temi storici, come quello inglese di Christopher Marlowe e di William Shakespeare.

Il teatro rinascimentale era anche dramma pastorale, i cui elementi costitutivi erano legati alla fuga dalla realtà, al miraggio di un mondo ideale e al malinconico senso di fuga della vita di ogni giorno. In Italia, a Firenze, verso la metà del 1594 gli amici della Camerata Fiorentina diedero vita al melodramma, dove la musica ricopriva il ruolo più importante e la parola era ridotta ad un semplice canovaccio. Gli attori professionisti erano fieri di recitare senza battute da imparare a memoria, basandosi solo sulla propria capacità d'improvvisazione, senza sottostare a particolari esigenze sceniche o di illuminazione.

Nel Settecento la tragedia sopravvive nel nostro Paese con Vittorio Alfieri, autore di molte tragedie di argomento classico e storico come Antigone, Saul, Maria Stuarda e Oreste, dove la figura principale è quella del tiranno. Il teatro nei primi anni '800, era caratterizzato dalla passione per gli spettacoli sfarzosi e grandiosi, con comparse, costumi e scenografie accuratamente preparate. Verso la metà del secolo si affacciarono sulla scena europea tre grandi drammaturghi Ibsen, Cechov e Strinberg che aprirono la strada a nuove forme di teatro che presero il nome di drammi realistici, dove la realtà veniva accuratamente analizzata nei suoi aspetti, anche quelli più crudi e violenti. 

Il Teatro Contemporaneo

Caratteristica principale dei primi decenni del XX secolo è la comparsa, in campo teatrale, di nuove sperimentazioni che ricercavano l'approfondimento di tematiche che potevano mettere in evidenza il rapporto fra l'individuo e il suo condizionamento imposto dalla società. L'opera dello scrittore e poeta italiano insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1934 Luigi Pirandello, fu quella che maggiormente evidenziò questo aspetto. La tecnica recitativa di allora fu particolarmente influenzata dal metodo Stanislavskij utilizzato ancor'oggi nella recitazione, che si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il suo mondo interiore e quello dell'attore, attraverso l'esternazione delle emozioni interiori e la loro rielaborazione a livello intimo.

Verso gli anni'60 nascono le prime forme di teatro al'avanguardia, denominazione attribuita ai fenomeni del comportamento e dell'opinione intellettuale, soprattutto in campo artistico e letterario, più estremisti, audaci e innovativi, in anticipo sui gusti e sulla conoscenza, connotate dal costituirsi di raggruppamenti di artisti sotto un preciso manifesto da loro firmato.  

 

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